Primarie anti Putin

di Cecilia Tosi

http://www.left.it/2012/09/14/primarie-anti-putin/6288/

Un po’ grillini, un po’ democratici. L’opposizione russa sceglie i suoi leader con una votazione via web. I favoriti: il blogger Navalny e il giornalista anti corruzione Parkhomenko. Ma niente comici: qui si rischia la galera

Sono giovani e rampanti, meritocratici ed ecologisti, tecnologici e anti casta. Sono i grillini di Mosca, che usano la rete per organizzare le manifestazioni, raccogliere le proposte e anche eleggere i propri rappresentanti. Come faranno il prossimo 20 ottobre, quando le primarie debutteranno nella storia russa. Chi parteciperà eleggerà un “Comitato di coordinamento” per il movimento d’opposizione, una galassia eterogenea e confusa dove si vota via web, in quella rete dove il movimento è nato ed è cresciuto. L’opposizione che nell’ultimo anno ha animato le proteste anti Putin sta cercando di resistere all’ondata repressiva del tre volte presidente e cerca lo spazio per legittimarsi di fronte agli elettori. Che sono, sì, stufi dell’autoritarismo del Cremlino e della corruzione imperante, ma faticano a identificarsi con l’élite borghese della capitale che è scesa in piazza per protestare contro i brogli elettorali. La strada per uscirne c’è, ne sono convinti i giovani ribelli. Così convinti da essere disposti a finire in carcere. Dietro le sbarre, infatti, non ci sono solo le Pussy Riot, ma anche altri attivisti come Taisiya Osipova, moglie del dirigente d’opposizione Fomchenkov, che due settimane fa è stata condannata a otto anni per detenzione di droga. I suoi difensori dicono che la polizia le ha nascosto in casa 4 grammi di eroina perché si era rifiutata di testimoniare contro il marito, ma la Corte ha dato ragione ai rappresentanti dell’accusa. Anzi, neanche a loro, perché ha raddoppiato la pena chiesta dal pm.

La lista delle sentenze “politiche” è lunga, e i nuovi leader del movimento d’opposizione non ne dimenticano nessuna. Alexey Navalny, il blogger anti corruzione diventato famosissimo in questa stagione di proteste, ha ricordato di recente sul suo diario tutte le vittime della repressione giudiziaria, affiancando al caso della Osipova anche quello di Konstantin Krylov, fascista del Movimento sociale russo, fermato con l’accusa di aver pronunciato offese razziste verso i caucasici. Il blogger non nega che Krylov sia razzista, ma afferma che sia stato arrestato per un altro motivo: perché protestava. E quindi bisogna difenderlo. Con questa posizione oltranzista, che lo vede a fianco di tutti coloro che si esprimono contro la corruzione del Cremlino, Navalny ha guadagnato una popolarità incredibile tra i giovani delle metropoli russe. E infatti è lui il favorito delle primarie del 20 ottobre, un evento organizzato in tempi brevissimi ma con la massima precisione e trasparenza. Il Comitato di coordinamento sarà formato da 45 persone, incaricate di dare finalmente unità al movimento e di difendere l’incolumità dei perseguitati. Tutti si possono candidare, basta versare una quota di 10mila rubli (circa 250 euro) che non deve servire a selezionare i più benestanti, ma a limitare l’accesso «ai folli o ai malati di mente», scrive il regolamento della Commissione elettorale centrale. Il triumvirato che la presiede è formato dai rappresentanti di tre organizzazioni che si occupano di osservazione elettorale: Golos, Cittadino osservatore e Sonar.

«Per votare ci sono due modi», ci spiega Alexey Shaburov, portavoce della Commissione elettorale. «Si può fare online e in questo caso bisogna pagare una quota di 10 rubli (30 centesimi) per permetterci di verificare l’identità del profilo telematico. Ma si può anche votare gratis nei seggi che verranno predisposti in numerose città. Per ora siamo riusciti a formare comitati elettorali in 8 regioni e contiamo di istituirne altri». I 45 seggi possono sembrare tanti per un’opposizione prevalentemente extraparlamentare che, anche nelle previsioni più rosee, non sembra superare il 10 per cento dei consensi, ma il numero è stato studiato per dare voce a tutte le anime del movimento. «Trenta seggi verranno assegnati a candidati indipendenti, che si presentano senza volersi identificare con nessuna fazione. Altri 15 invece verranno divisi equamente tra chi si candida con il sostegno di partiti o organizzazioni che si riconoscono in tre etichette: liberale, nazionalista, o di sinistra. Questo non significa che anche i candidati indipendenti non possano essere affiliati a un partito, ma alle primarie si presentano a proprio nome».

I candidati già registrati sono circa 60 e per ora il 90 per cento si dichiara indipendente. L’anti politica che attraversa la società russa si vede in questo ma anche nell’altro fronte, dove anche i rappresentanti di Russia unita, quando si candidano alle elezioni locali, tendono a presentarsi come personalità slegate dai partiti. D’altra parte anche le formazioni politiche tradizionali sono scettiche nei confronti di queste primarie. Riferisce l’Itar Tass, agenzia di stampa tradizionalmente filo governativa, che sarebbero solo due gli ideologi di queste consultazioni: Alexey Navalny e Sergey Udaltzov, che ha solo 35 anni ma da 14 milita nel Fronte di sinistra, un partito che si definisce rivoluzionario e anti capitalista. I due, liberale l’uno, comunista l’altro, non potrebbero essere più diversi, ma rappresentano due anime importanti delle proteste di piazza. Mentre i partiti non piacciono a nessuno. «Oggi dentro l’opposizione ci sono due correnti principali», ci spiega Tatiana Stanovaya, ricercatrice del Centro di tecnologie politiche di Mosca. «La prima è quella più di sinistra, che ha l’obiettivo di tenere sveglia la protesta. La seconda è quella degli attivisti che riconoscono l’indebolimento dello slancio iniziale e la necessità di creare un meccanismo decisionale. Da questa corrente – detta “opposizione sommersa” – vengono i leader delle manifestazioni e delle primarie, come Alexey Navalny. C’è anche una terza corrente, quella dei partiti dell’opposizione tradizionale, come i liberali di Parnas o i nazionalboscevichi guidati da Limonov. Ma le proteste di piazza hanno dimostrato che il popolo è stufo di loro, che li considera autoreferenziali e corresponsabili dei fallimenti degli anni Novanta».

Eppure anche tra questi ultimi c’è chi vuole cavalcare l’iniziativa elettorale. Boris Nemtsov, ad esempio, parteciperà alle primarie nonostante il dissenso del suo partito, Parnas. «Ma il fatto che alcuni gruppi dell’opposizione si siano dichiarati contrari alle consultazioni – sostiene il politologo Boris Makarenko – non significa che non possano cambiare idea. Se vedono che tanti elettori si iscrivono, parteciperanno anche loro».

Non parteciperà invece Andrej Malgin, un altro blogger famoso tra gli attivisti: «L’idea delle primarie è bellissima ma inutile», ci spiega. «L’opposizione ha molte correnti, ognuna con il suo leader. Il Movimento unito è solo la somma di questi leader. Un comunista, ad esempio, non voterà mai per un liberale, anche se il 20 ottobre parteciperanno insieme a elezioni “comuni”».

Intanto, però, la macchina organizzativa è partita. E per verificare se il metodo online funziona, gli attivisti hanno già simulato il voto, con più di 20mila partecipanti. La classifica dei più cliccati non sorprende: al primo posto c’è Alexey Navalny, che in occasione delle primarie si è fatto fare anche una foto in posa “presidenziale”. E che continua a pubblicare informazioni sulle fortune e gli sprechi dei politici. L’ultimo esempio è la lista delle residenze estive di Putin: 20 splendide ville, al contrario di Obama, Cameron e Merkel, che ne hanno una ciascuno. «Alexei Navalny è la stella più brillante dell’opposizione russa – continua Stanovaya – il più fidato e il più attivo. E probabilmente il politico più promettente del momento».

Al secondo posto di questa classifica provvisoria c’è Vladimir Ashurkov, ex manager della società di investimenti Alfa group e oggi luogotenente di Navalny, per conto del quale guida il Fondo anti corruzione. «Probabilmente i cittadini apprezzano la mia lunga esperienza nel mondo del business e le mie capacità manageriali», ci dice Ashurkov mentre è indaffarato nei preparativi elettorali. «Ma tutti i partecipanti alle primarie hanno un’agenda comune: difendere i prigionieri politici, stendere una lista dei responsabili delle persecuzioni, programmare la transizione tra il regime di Putin e un sistema democratico». Secondo Ashurkov i partecipanti alle primarie dovrebbero essere almeno 50mila, ma spera che siano molti di più. «Non è facile organizzare un evento così importante, specialmente perché il governo cerca di minarlo alla base. Il movimento giovanile putiniano ha mandato anche un suo esponente a presentarsi alle primarie, ma dopo un lungo dibattito abbiamo deciso di non candidarlo».

Al terzo e quarto posto della classifica provvisoria, ma staccati di molte migliaia di voti, ci sono due rappresentanti di una categoria molto amata dai manifestanti: i giornalisti. Sergej Parkhomenko, reporter della radio Echo Moskvi, è in prima linea nelle inchieste sulle frodi elettorali, mentre Leonid Parfenov, ex direttore di Newsweek Russia, è un conduttore televisivo. «La Russia ha un circolo di giornalisti liberali che è molto rispettato dagli attivisti – spiega Stanovaja – ma che cerca di stare fuori dai partiti politici. Sono personalità molto influenti che fanno semplicemente il loro lavoro, come dovrebbe succedere in ogni società democratica». Al quinto posto, invece, gli elettori del web hanno promosso Michail Khodorkovsky, l’oligarca che sfidò Putin negli anni Novanta e che dalla sua prigione in Siberia continua a seguire le vicende politiche del Paese. Lui, naturalmente, non potrà partecipare alle primarie. A seguire Xenia Sobchak, la “Paris Hilton” di Russia, trasformatasi in pasionaria con le proteste di piazza. Bisogna arrivare al nono posto per trovare un candidato che ha fatto la gavetta in un  partito (Ilya Yashin di Yabloko), mentre quello che Itar Tass definisce il coideatore delle primarie, Sergej Udaltsov, sarebbe solo quindicesimo. Da qui al 20 ottobre ha tempo per recuperare, magari con una bella performance alla manifestazione che riempirà le strade di Mosca il 15 settembre. Ma solo chi saprà gridare più forte la propria estraneità ai partiti potrà entrare nel primo comitato di coordinamento mai creato dall’opposizione russa.

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